Ambulatorio Veterinario Vigonza

associato Dr.ssa Claudia Petersohn - Dr. Luca De Marchi
CENTRO CONSULENZE VETERINARIE

L'arrivo di un cucciolo è sempre un bellissimo evento carico di emozione che coinvolge tutta la famiglia. Occorre però accoglierlo in modo adeguato preparando la casa in modo tale da evitargli pericoli.

È buona cosa porre soprammobili di vetro, giochi per bambini, detersivi ed altri prodotti nocivi fuori dalla sua portata, togliere piante potenzialmente tossiche come la stella di natale e l'oleandro, coprire i cavi elettrici ed utilizzare protezioni per le scale ed i posti dove potrebbe cadere.

Va poi scelto il posizionamento delle ciotole per il  cibo e l' acqua, la cuccia ed il tappetone per abituare temporaneamente il cucciolo ad effettuarvici i bisogni. Questi ambienti devono essere posizionati distanti tra loro per rendere agevole al nuovo arrivato il riconoscimento della zona giorno dalla zona notte e la zona “cibo” da quella “bagno” in modo da facilitare la futura convivenza in famiglia.

Il viaggio a casa andrebbe fatto utilizzando un trasportino adeguato alle dimensioni del cucciolo che lo faccia sentire al sicuro e riduca lo stress da trasporto. Una volta arrivato a destinazione bisogna resistere dalla tentazione di saltargli addosso per coccolarlo in modo da dargli tempo di ambientarsi alla nuova situazione.

In seguito, con gradualità, si potrà cominciare ad interagire con lui per trasformarlo a tutti gli effetti nel nostro compagno di vita a quattro zampe.

Di seguito vengono proposti una serie di articoli scritti dal dr. De Marchi per istruire i proprietari sulle patologie e le caratteristiche dei propri animali domestici.


Cure Essenziali

 

Occuparsi del proprio “Pet”, sia esso cane, gatto, coniglio od altro, significa conoscere le sue esigenze alimentari, ambientali e sanitarie per potergli garantire il miglior benessere possibile. Mentre per alcuni aspetti ci si può appoggiare e far consigliare dal proprio veterinario, addestratore o negoziante di fiducia, per altri, che richiedono un'applicazione quotidiana, non ci si può sottrarre. Tra queste rientrano le indispensabili manualità per mantenere una buona igiene di bocca ed orecchie, lo spazzolamento e la pulizia del manto ed il regolare taglio delle unghie.

Ci sono alcune specie, razze ed individui che necessitano di maggiori attenzioni rispetto ad altre. Ad esempio bassotti, barboncini, maltesi, shitzu, carlini, pinscher e terrier sono solitamente più soggetti alla placca ed alla conseguente deposizione del tartaro; razze a pelo lungo o con abbondante sottopelo necessitano di spazzolamenti frequenti per rimuovere il pelo morto e ridurre la ingestione dello stesso e la dispersione nell'ambiente, nonchè la formazione di nodi duri da sciogliere; i conigli, i cani di piccola taglia (soprattutto se tenuti in braccio o per gran parte della giornata in ambienti interni), gli animali anziani e/o con speroni anche negli arti posteriori necessitano di un pareggiamento delle unghie più frequente.

In ogni casa con un pet non dovrebbero mai mancare alcuni semplici accessori: uno spazzolino pediatrico o per cani a setole morbide di dimensioni adeguate alla taglia, un pettine a maglie fitte ed un tronchesino per unghie. Con tali strumenti ogni proprietario dovrebbe dedicare quotidianamante del tempo al proprio pet per la pulizia dei denti, la toelettatura ed il taglio unghie in modo da migliorarne il suo benessere, la convivenza con l'uomo e prevenire patologie del cavo orale e della pelle.

 

cure animali

In caso di sterilizzazione

 

Quando converso con i proprietari di animali da compagnia sul tema della sterilizzazione delle femmine e della castrazione dei maschi oltre a fornire informazioni sulla tecnica chirurgica mi trovo spesso ad affrontare la paura dell'anestesia, la questione etica-psicologica legata all'intervento e le numerose “credenze popolari” che su di esso gravitano.

Queste ultime sono false ma ancora molto radicate: si crede che per il benessere dell'animale sia necessario fare almeno una cucciolata, che il suo carattere si modificherà, e che inevitabilmente ingrasserà. Le uniche cose certe sono invece che nella cagna in età adulta-anziana sono molto frequenti le false gravidanze, le infezioni ed i tumori uterini e mammari, e che una sterilizzazione precoce riduce la probabilità di sviluppare neoplasie mammarie allo 0,05% se fatta prima del primo calore, all'8% tra il primo ed il secondo, ed al 26% dopo il secondo.
Sulla castrazione del cane maschio invece vi sono meno certezze, ma sembrerebbe in grado di ridurre sensibilmente l'incidenza dei tumori del grosso intestino, delle ghiandole paranali, della prostata e dei testicoli; controversa invece la sua efficacia nel prevenire le prostatiti e nel limitare l'aggressività.

Nei gatti la sterilizzazione e la castrazione sono invece quasi obbligate per motivi di convivenza (marcature di urina, miagolii incessanti), etici (evitare gravidanze e parti indesiderati, ridurre il randagismo) e sanitari (limitare il vagabondare dei maschi e la conseguente mortalità per investimenti stradali, ridurre la contrazione di malattie virali, evitare gli ascessi da morso legati alle zuffe tra gatti per l'accoppiamento).

Per quanto riguarda la tendenza ad ingrassare la si può controllare con un regime dietetico adeguato alle esigenze energetiche del soggetto e facendo fare al proprio animale, quando possibile, una maggiore attività fisica. In una ristretto numero di cagne sterilizzate potrebbe verificarsi l'incontinenza urinaria in quanto gli ormoni estrogeni influenzano in parte la tonicità dello sfintere uretrale, in tali casi è possibile risolvere il problema con una terapia farmacologica mirata.

Il timore dell'anestesia è comprensibile ma ormai in veterinaria è possibile, come in medicina umana, effettuare accertamenti clinici pre-chirurgici, utilizzare farmaci di emergenza, anestesie più sicure e monitorate.

Per cui chi non volesse o non potesse gestire l'integrità dei propri animali da compagnia deve considerare gli evidenti vantaggi sanitari ed i ridotti rischi per intraprendere con maggiore serenità questa routinaria procedura chirurgica ambulatoriale.

 

Igiene orale

L'85% dei cani ed il 70% dei gatti di età superiore ai tre anni soffrono di malattie delle gengive e dei denti. Le gengiviti e le parodontiti sono conseguenti alle variazioni del ph della bocca dopo i pasti che determina la formazione e la deposizione della placca batterica tra dente e gengiva, e la sua sucessiva calcificazione ad opera dei minerali disciolti nella saliva. Tali disturbi, spesso anche dolorosi e fastidiosi, hanno un andamento cronico e progressivo e possono insorgere anche precocemente nei nostri animali d'affezione, soprattutto in soggetti di razze predisposte quali chiwhawha, pinscher, bassotti, barboncini, beagles e dalmata, o con conformazioni anatomiche particolari come nel caso di shi-tzu, pechinesi, carlini, bulldog e boxer. Le gengiviti e le parodontiti possono dare origine anche ad infezioni ad organi interni e se trascurate determinano inevitabilmente la perdita di denti e la persistente alitosi.
La limitazione della formazione della placca e della deposizione del tartaro sono quindi indispensabili per poter mantenere sana a lungo la bocca dei nostri amici animali. A tal fine in commercio esistono diete specifiche nel regolare il ph salivare, limitare la presenza di sali nella saliva e con superfici abrasive per la rimozione meccanica della placca durante la masticazione; nonché “dental-stik” in pelle di bufalo di varie forme che possono essere rosicchiati da cani e gatti, dentifrici e gel stomatologici che da soli od abbinati all'uso dello spazzolino hanno inoltre il vantaggio di tenere disinfettata la bocca. Normalmente utilizzando questi strumenti quotidianamente si è in grado di eliminare anche il fastidioso problema dell'alitosi, ma se ciò non avvenisse esiste un prodotto a base di alga bruna da aggiungere al cibo in grado di eliminarla.
Una corretta igiene orale fin da cuccioli e da gattini permette di avere i propri animali in salute, di poterci convivere più gradevolmente senza fastidiosi odori e di dilazionare o rimandare quanto possibile l'anestesia per effettuare l'intervento di ablazione del tartaro o di estrazione dentaria da parte del veterinario.

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Curiosità sul gatto

Il gatto è un animale strano e molto interessante, pieno di aspetti curiosi, a volte sconosciuti, tipici di questa specie. Le fusa del gatto sono dei suoni a bassa frequenza che provengono dal torace e non dalle corde vocali, normalmente significano piacere, ma possono essere prodotte anche per calmarsi durante situazioni stressanti che gli provochino nervosismo. Il gatto può raggiungere la velocità di 48 km orari e saltare in alto fino a 5 volte la sua altezza, possiede una coordinazione ed un equilibrio eccezionali ed è famosa la sua capacità di raddrizzrsi sulle quattro zampe durante le cadute. I gatti hanno l'abitudine di dimostrare la loro amicizia strusciandosi contro le gambe delle persone dapprima con la testa, poi con il fianco ed infine con la coda. Con questo rituale intendono scambiare il loro odore, prodotto da ghiandole situate sul mento, con il nostro in modo da mischiarli e creare un odore comune che individui il loro gruppo sociale. I gatti poi sono dei dormiglioni e riescono ad addormentarsi quasi in ogni situazione facendo numerose piccole sieste. Si stima che i gatti riposino circa 16 ore al giorno e sorprende pensare che un gatto di 9 anni non è rimasto sveglio per più di 3 anni della sua esistenza. I gatti sono dei predatori per istinto e non resistono agli oggetti in movimento, spesso fanno agguati e cacciano roditori ed uccellini anche se a pancia piena, solo per diletto. Forse ancora qualcuno non sa che i gatti con mantello tricolore (bianchi, nero, rosso) sono in realtà tutte gatte poichè in questa specie i geni del Dna che codificano per il nero ed il rosso sono legati al cromosoma “X” che determina il sesso e si manifestano assieme se presenti entrambi. Perciò i maschi che hanno cromosomi sessuali “XY” non possono che avere o solo il nero o solo il rosso , mentre le femmine che sono “XX” entrambi.

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Demodicosi canina

La demodicosi è una malattia dermatologica parassitaria non contagiosa sostenuta da acari del genere Demodex. Essa può manifestarsi in età giovanile o in età adulta. La demodicosi giovanile è di gran lunga la più frequente e si osserva in cani prima dei due anni di età. La demodicosi ad insorgenza in età adulta invece è più rara e si osserva solitamente in soggetti sottoposti a trattamenti immunosoppressivi con cortisone e chemioterapici, o che presentano malattie sistemiche preesistenti quali ad esempio l'ipotiroidismo, il diabete, i tumori e gravi infestazioni-infezioni.
I cani che ne sono colpiti hanno un prurito marcato con zone cutanee senza pelo molto crostose, spesso infette, localizzata in un punto o generalizzate a tutto il corpo. Alcune razze canine quali West Highland White Terrier, Scottish Terrier, Shih-Tzu, Bulldog, Shar-pei, Carlino, Bobtail ne sono più colpite per una predisposizione genetica. La diagnosi di demodicosi viene effettuata dal veterinario individuando al microscopio gli acari su preparati da raschiati delle lesioni cutanee.
Mentre per la forma localizzata, che può risolversi spontaneamente, non è sempre indicato un trattamento, per la forma generalizzata è necessaria una terapia specifica acaricida utilizzando prodotti sia locali che sistemici.

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Prendere un cucciolo

Una delle esperienze più belle per i proprietari di cani e gatti è quella della nascita in casa di una cucciolata e del successivo periodo di svezzamento in cui si vedono crescere i piccoli sotto la vigile attenzione della madre. Ma c'è anche un rovescio della medaglia a cui bisogna essere preparati: la gestione della vivacità e dell'incontinenza dei nascituri, la difficoltà di trovare in tempi rapidi una famiglia adottiva, il rischio di aumentare il randagismo, etc.
Non va inoltre dimenticato che non tutte le gravidanze, i parti e gli svezzamenti sono sereni; ci possono essere incidenti di percorso che mettono a repentaglio la salute di madre e dei cuccioli/gattini, e che potrebbero richiedere pronte decisioni quali manualità ostetriche d'urgenza, il cesareo, terapie farmacologiche per l'induzione del parto o per correggere l'ipocalcemia, l'allattamento artificiale o la ricerca di una balia. Quindi, come si fa in medicina umana, qualora si decidesse di far figliare i propri animali da compagnia sarebbe opportuno effettuarlo in modo accorto e responsabile documentandosi e chiedendo consiglio al medico veterinario.
Il veterinario vi aiuterà a pianificare gli accoppiamenti, a diagnosticare eventuali patologie ostetriche in atto, a programmare un'ecografia precoce a 25 giorni di gestazione per certificare la gravidanza, conoscere il numero dei feti, la loro vitalità ed il loro sviluppo, ed una radiografia e/o ecografia in prossimità del parto per controllare che il posizionamento fetale sia corretto.
Non meno importanti sono fornire alla gestante una dieta bilanciata che copra le maggiori esigenze energetiche e proteiche, monitorarne la condizione di salute con le visite cliniche e gli esami laboratoristici, e trattarla per i vermi intestinali per ridurne la trasmissione alla prole durante la vita intrauterina e con il latte materno.
Se ci si adopera in questo senso, così come lo è in medicina umana, si è in grado di ridurre notevolmente i rischi sanitari, di programmare per tempo un eventuale cesareo, di essere preparati a gestire il momento del parto, e, conoscendo il numero dei feti, sapere anche quando esso ha termine.
Come sempre una prevenzione consapevole è la migliore cosa per superare al meglio eventuali difficoltà.

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Animali anziani

In anzianità, come per l'uomo, anche per i nostri amici animali si osservano frequentemente la comparsa di acciacchi e delle problematiche dell'età. L' artrosi è una di queste.
L'artrosi è una patologia dolorosa ed a volte debilitante caratterizzata dall'infiammazione e dalla degenerazione delle cartilagini delle articolazioni. Nel cane e nel gatto i sintomi più comuni ed evidenti di cui possiamo accorgerci sono le difficoltà e la lentezza nei movimenti, la riluttanza a muoversi, alzarsi, a saltare o fare le scale, la comparsa di zoppie e la dolorabilità alla palpazione delle zampe. Molti sono i fattori che la determinano tra questi la predisposizione genetica di alcune razze (rottweiller, labrador e golden retriever, dobermann, pastore tedesco, bassotto, gatti siamese, persiano ed himalayano), l'obesità, i traumi da incidenti e le infezioni articolari.
La sua terapia medica si basa sull'utilizzo di antidolorifici, di integratori o di diete specifiche in grado di nutrire e sfiammare le cartilagini, nonchè il calo del peso dove necessario, il riposo ed il ricorso alla fisioterapia compiendo un movimento articolare leggero e non impegnativo che si può ottenere ad esempio con la passeggiata o il nuoto.
Questa malattia degenerativa non può essere completamente curata, ma un'alimentazione bilanciata ricca di condroprotettori ed acidi grassi omega 3 ed omega 6 iniziata già da cucciolo e da gattino è in grado di evitarne o ritardarne la comparsa.

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Coniglietti nani: riproduzione e sterilizzazione

I coniglietti nani alla nascita hanno gli occhi chiusi, pesano poche decine di grammi, vengono allattati per 14 – 21 giorni con dei pasti molto frugali, tanto da non notare quasi mai la presenza della mamma coniglia nella cesta con loro, ed iniziano lo svezzamento a 2 settimane copiando la madre nell'assunzione di erba e fieno. Il periodo dell'adolescenza è molto breve, tanto iniziare l'attività sessuale già all'età di 3 – 5 mesi con possibilità di un accoppiamento fecondo con l'inizio di gravidanza. I calori durano 4 – 10 giorni con cadenza addirittura mensile, gli accoppiamenti possono anche non essere visti dai proprietari poichè avvengono in pochi secondi, la gestazione dura circa 29 – 35 giorni con cucciolate anche molto numerose ( da 2 ad 8 individui), il parto dura 10 – 30 minuti e la sua preparazione inizia quando la coniglia si strappa il pelo per la costruzione del nido.
Qualora non si desideri affrontare questa esperienza e si possegga maschio e femmina non resta che pensare alla loro castrazione e sterilizzazione, che può essere intrapresa già dal quarto mese di vita e consiste in un intervento ambulatoriale in anestesia generale con asportazione di testicoli ed ovaie e/o l'utero. Oltre che per questo motivo la sterilizzazione dei coniglietti è indicata per ridurre i loro atteggiamenti sessuali indesiderati (come la monta di piedi e ciabatte), la loro aggressività, limitare gli atteggiamenti di marcatura del territorio con le urine e le feci, eliminare il rischio di avere false gravidanze, patologie mammarie ed uterine tra cui il carcinoma dell'utero, un tumore molto comune e frequente nelle coniglie oltre i 5 anni di età. Questo tumore a volte è di difficile diagnosi, determina sempre metastasi ed è mortale. Anche se non si sà esattamente la sua incidenza nei coniglietti da compagnia, ci sono studi che evidenziano nel coniglio punte tra il 50 e l'80%.
La sterilizzazione delle femmine resta l'unica arma per aumentare le loro aspettative di vita ed è preferibile effettuarla quanto più precocemente per ridurre al minimo i rischi anestesiologici e chirurgici di questa procedura.

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Avvelenamento da rodenticidi

L’ingestione accidentale di rodenticidi è causa di un significativo numero di intossicazioni e rappresenta un potenziale pericolo per gli animali domestici. I prodotti in commercio si presentano con diverse formulazioni: trappole, esche, polveri, pellets, bustine di carta filtro, bocconcini in pasta, zollette paraffinate. Spesso i prodotti si presentano in colori vivaci per scoraggiare l’ingestione accidentale. La prima causa di avvelenamento è l’ingestione di esche o di acqua contaminata. E’ importante poter risalire alla sostanza con cui ci sia stato il contatto, anche se ciò non è sempre possibile, per poter ottimizzare la durata del trattamento. Il modo più pratico è verificare il contenuto della confezione del prodotto sospettato.
Gli anticoagulanti interferiscono con l'attivazione della vitamina K indispensabile per la funzionalità della cascata coagulativa. Gli animali esposti al tossico sono quindi asintomatici fino a quando non risulta compromessa la capacità di coagulazione del sangue. Inizialmente compaiono sintomi aspecifici quali sonnolenza, debolezza, incoordinazione, pallore delle mucose, diminuzione o perdita dell’appetito, e aumento della sete, successivamente tachicardia, difficoltà respiratorie, emorragie, dolore, febbre, ingrossamento dell’addome causato da un'emorragia con adozione della postura “a cane seduto”. Se l’avvelenamento è di tipo acuto l’animale è ritrovato morto senza alcun segno premonitore. L’esposizione ai rodenticidi anticoagulanti è molto spesso accidentale, anche se molti sono i casi di avvelenamento intenzionale. La presenza di una ritardata o assente coagulazione è un elemento fondamentale per la diagnosi. La terapia si basa sulla somministrazione di vitamina K1 (fitomenadione) per 1-4 settimane. L’induzione del vomito o la lavanda gastrica può essere utile solo nel caso di animali ancora asintomatici nei quali l’esposizione è molto recente, entro poche ore. La prognosi dipende dallo stadio di evoluzione dell’intossicazione nel momento dell’inizio della terapia.

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Le allergie

Le allergie colpiscono animali giovani (6 mesi – 3 anni) predisposti geneticamente a sviluppare ipersensibilità nei confronti di sostanze definite “allergeni” con cui entrano in contatto attraverso gli apparati cutaneo, respiratorio e gastrointestinale.
Le allergie più comuni sono quelle a manifestazione cutanea caratterizzate da prurito, eritema e desquamazione. La loro localizzazione è a carico di orecchie, muso, estremità delle zampe e ventre quando legata al contatto con tessuti, polveri, erbe e pollini; dorsale quando secondaria al morso delle pulci; e generalizzata o non a schema fisso quando conseguente ad allergie alimentari.
Le allergie da contatto con l'albero respiratorio sono più frequenti in gatti e razze canine brachicefale e sviluppano una sintomatologia simil asmatica con tosse, starnuti e frequenti complicazioni batteriche.
Le intolleranze e le allergie alimentari, invece, secondo le pubblicazioni scientifiche, hanno una incidenza del 5% nel cane e nel gatto, ma questa percentuale è probabilmente notevolmente maggiore in quanto sono di difficile diagnosi e spesso causa di una sintomatologia cutanea e non sempre gastroenterica (vomito, diarrea, perdita di peso e flatulenza).
Fattori predisponenti alle allergie sono la mancata o ridotta assunzione di colostro materno da parte dei cuccioli/gattini, gli eccessivi lavaggi con shampoo, e diete non bilanciate, soprattutto con eccessi proteici.
Alla comparsa dei sintomi va intrapreso col veterinario un iter diagnostico particolarmente lungo ed indaginoso che scremerà le varie cause possibili e permetterà di impostare una terapia dietetica e medica adeguata al caso per eliminare o almeno contenere l'evoluzione della malattia.

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Uccellini in gabbia

Nelle strutture veterinarie non è raro che vengano portati canarini, cocorite, inseparabili e calopsitte con anellini incarnati la cui rimozione risulta molto difficoltosa od impossibile da eseguire. Inoltre in questi casi spesso gli esiti sono infausti con la perdita della zampina o il decesso del soggetto per le complicazioni tossiche della gangrena e per le infezioni batteriche secondarie.
È infatti pratica comune da parte degli allevatori di uccelli da voliera identificare gli esemplari a 5-7 giorni di età inserendo su una zampina un anellino metallico che riporta incise l'anno di nascita del soggetto ed un numero progressivo attraverso il quale è possibile risalire ai genitori.
Va però ricordato che in data 8 novembre 2010 l'Ispettorato del Corpo Forestale dello Stato ha stabilito che, per le specie di uccelli incluse nell'allegato B del regolamento N°338/97 della CITES, a cui appartengono quasi interamente i più comuni uccelli da voliera in commercio, non sussista più l'obbligo di marcatura tramite anello o microchip. Tale operazione è quindi utile ed obbligatoria solo per i soggetti in allegato A e per tutti quelli che dovranno partecipare a gare o mostre della FOI (federazione ornitologica italiana), ma assolutamente inutile e potenzialmente dannosa per chi detiene uccelli in allegato B come semplici animali da compagnia.
Alla luce di tutto ciò consiglio a chi acquista o possiede uccellini senza obblighi normativi di non far mettere o di rimuovere tempestivamente l'anello prima che possa incarnarsi, in modo tale da rendere la manualità più facile e priva di rischi, e di preservarne l'integrità e la salute futura.

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Rabbia: quando vaccinare?

Da un paio di anni si notano nel periodo autunno-invernale manifesti in strada, negli ambienti comunali e nei distretti sanitari che avvisano la popolazione del lancio con gli elicotteri di bocconi per la vaccinazione contro la rabbia delle volpi. Tali esche non sono pericolose e non contengono veleni, come qualcuno ancora crede, tutt'altro sono utili per proteggere la cittadinanza dal contagio immunizzando gli animali selvatici che in questo periodo si avvicinano ai centri abitati ed alle campagne alla ricerca di cibo.
La Rabbia è una malattia virale mortale che provoca una sintomatologia neurologica e che si trasmette col morso di animali infetti. Molte specie la possono contrarre tra cui l'uomo, la volpe, il tasso, il cane, il gatto, il furetto, il maiale, il cavallo, l'asino, la vacca.
Da noi non vi è un rischio reale, ma per chi dovesse viaggiare col proprio animale è necessario conoscere la situazione e le disposizioni dei comuni dove si soggiornerà. Esistono infatto da anni obblighi di vaccinazione antirabbica per cani, gatti e furetti che espatriano o che si recano in Trentino Alto Adige o in Friuli Venezia Giulia e, dopo i recenti casi di rabbia del 2009 nel Bellunese, anche per la provincie di Belluno e Treviso e le zone a nord delle provincie di Venezia e Vicenza.
La vaccinazione non prevede un secondo richiamo, deve essere eseguita almeno 21 giorni prima della partenza e dà una copertura anticorpale di 11 mesi, trascorsi i quali va ripetuta annualmente a necessità.

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Insufficienza renale cronica

L'insufficienza renale cronica è una malattia progressiva che colpisce i reni di cani e gatti soprattutto in anzianità (il 20% dei gatti oltre i 7 anni ne soffre), e che è conseguente a cause congenite, vascolari (pressione alta), infettive, tossiche, metaboliche, autoimmuni, neoplastiche o parassitarie. Questa patologia è caratterizzata da un danno ai nefroni, le cellule renali incaricate di filtrare il sangue eliminando le scorie e trattenendo l'acqua, con la conseguente disidratazione del soggetto, la ritenzione di sodio e fosforo e la perdita di calcio e potassio, nonchè l'accumulo di urea che provoca nausea, debolezza, apatia, anoressia e, nei casi più gravi, vomito e diarrea.
I sintomi clinici più comuni sono un esagerato aumento dell'assunzione di acqua e l'inappetenza, questi compaiono solo in fasi molto avanzate quando il danno renale supera i ¾ dei nefroni, cioè quando i due reni non sono più in grado di trattenere l'acqua che viene inevitabilmente persa con le urine. A questo punto impostare una terapia può non dare risultati soddisfacenti.
Pertanto la prevenzione dell'isufficienza renale va fatta prima della sua comparsa fornendo ai nostri amici animali diete bilanciate con proteine ad alto valore biologico, povere di sodio e fosforo, e diagnosticandola quanto più precocemente possibile mediante analisi ripetute delle urine e/o del sangue a partire dal compimento del settimo anno di età. Così facendo si potranno attuare tutte le terapie mediche necessarie a ritardarne la progressione con ottimi benefici sul benessere e sull'allungamento della vita, in modo da poter godere della loro compagnia per un periodo ancora più lungo.

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Malattia prostatica del cane

Più dell' 80% dei cani non castrati oltre i 5 anni di età può essere affetto da iperplasia prostatica benigna. Tale patologia è caratterizzata dall'aumento di dimensioni della ghiandola, senza alterazioni della sua struttura anatomica, per effetto delle continue stimolazioni da parte dell'ormone Testosterone. A differenza che nell'uomo, nel cane il suo aumento avviene solitamente in modo centrifugo (cioè verso l'esterno) causando compressioni a livello di retto e colon con conseguente difficoltà e dolore alla defecazione. Se sono inoltre presenti cisti prostatiche, ascessi prostatici e prostatiti si può avere un malessere generalizzato con febbre ed inappetenza associato ad una sintomatologia anche a carico delle vie urinarie con dolorabilità alla minzione, spruzzi interrotti, e perdite urinarie con presenza di sangue.
La palpazione rettale della prostata nei cani adulti ed anziani interi è fondamentale per la diagnosi precocemente di questa patologia. In tal modo è possibile intraprendere preventivamente accertamenti quali gli esami del sangue, delle urine e l'ecografia addominale per poter impostare in modo mirato la terapia medica e/o chirurgica. La castrazione precoce è indubbiamente utile per evitare l'insorgenza dell'iperplasia prostatica ma, dagli ultimi studi scientifici, non sembra efficace nel limitare l'incidenza di infezioni e di neoplasie.

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Protocolli sanitari per gattini

Adottare un gattino comporta il prendersene cura trattandolo con prodotti per i parassiti interni ed esterni ed effettuando le necessarie vaccinazioni. Gli esami delle feci e le sverminazioni si dovrebbero iniziare dopo la sesta settimana di vita a cicli di 21-30 giorni fino almeno al quarto mese per poi ripeterli almeno annualmente. I trattamenti antipulci, se non necessari precocemente, vanno iniziati dopo le otto settimane e ripetuti mensilmente per tutta la stagione degli insetti, cioè dalla primavera all'autunno.
Le prime vaccinazioni vanno iniziate a partire dall'ottava settimana praticando e richiamando dopo 20-30 giorni la trivalente; in tal modo si crea una protezione anticorpale nei confronti delle infezioni herpetiche e della calicivirosi, che creano patologie a carico delle vie aeree, e della panleucopenia, malattia virale spesso mortale causa di gravi gastroenteriti nei gattini.
Dal quarto mese, se il gatto esce ed ha un contatto con altri felini, deve essere intrapresa e richiamata con le stesse modalità della precedente la vaccinazione per la Leucemia Felina, malattia virale che determina immunodepressione e la predisposizione allo sviluppo di neoplasie. In età adulta i vaccini vanno poi ripetuti con frequenza annuale.
Per il gatto non sussiste l'obbligatorio di inserimento del microchip, un microprocessore con un codice numerico delle dimensioni di un chicco di riso, ma per chi lo volesse o per chi ne avesse necessità (ad esempio per le mostre, pedigree, assicurazioni, l'espatrio) è possibile applicarlo con le stesse modalità del cane ed effettuarne contestualmente la registrazione in una banca dati privata che permetterà di risalire al proprietario qualora venisse perso e ritrovato all'interno del territorio nazionale.

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Protocolli sanitari per cuccioli

Con l'acquisto o l'adozione di un cucciolo occorrerebbe sempre farsi rilasciare la documentazione relativa ai trattamenti ed alle eventuali vaccinazioni già effettuate dal negoziante, dall'allevatore, dal canile o dal precedente proprietario, in modo tale che il veterinario alla prima visita possa conoscere esattamente la storia sanitaria del paziente.
Gli esame delle feci e/o i trattamenti per i vermi intestinali possono essere eseguiti già a partire dalla terza settimana di vita e vanno ripetuti ogni 21–30 giorni fino almeno ai quattro mesi di età. I trattamenti antipulci, se non necessari precocemente, vanno iniziati dopo le otto settimane e ripetuti mensilmente almeno per tutta la stagione degli insetti, cioè dalla primavera all'autunno.
Per la prima vaccinazione va invece attesa l'ottava settimana iniziando dapprima con il vaccino per la parvovirosi e ad intervalli di 20-30 giorni per due volte consecutive con l'eptavalente. Con tale immunizzazione si otterrà una copertura anticorpale che proteggerà il cucciolo nei confronti dei tre ceppi più comuni di leptospirosi, malattia batterica che determina gravi e spesso irreversibili epatiti e nefriti, e di quattro malattie virali: la parvovirosi, causa di gravi gastroenteriti; il cimurro, causa di encefaliti, gastroenteriti, rinotracheiti e pleuropolmoniti; l'adenovirosi, causa di epatiti e miocarditi; i virus della “tosse dei canili”, causa di broncopleuropolmoniti. In età adulta i richiami vanno ripetuti ogni sei o dodici mesi a seconda dello stile di vita del cane e del rischio di contrarre la leptospirosi dai topi.
Non va inoltre trascurato per i cuccioli che vivono in aree endemiche per la filariosi cardiopolmonare, com'è la pianura padana, di intraprendere precocemente una profilassi preventiva adeguata per questa parassitosi.
Obbligatorio per legge infine è l'inserimento entro il terzo mese di vita del microchip, un microprocessore con un codice numerico delle dimensioni di un chicco di riso, che va applicato dal veterinario nel sottocute nella regione del collo dietro l'orecchio sx. Tale strumento permette di identificare il proprio cane, registrarlo all'anagrafe canina nazionale e, utilizzando un semplice lettore in dotazione nei canili, asl ed ambulatori veterinari, di poter risalire al proprietario qualora venisse perso e ritrovato all'interno del territorio nazionale o della comunità europea.

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Vermi intestinali e filariosi

Chi decide di portare a casa un cucciolo o un gattino deve fare i conti sulla presenza quasi matematica di parassiti intestinali dato che il loro ciclo prevede la trasmissione per via transplacentare, con il latte materno, per ingestione di terreno e di feci.
È da tempo nota la necessità di effettuare ripetute sveminazioni tra il secondo ed il quinto mese di età ad intervalli di 20-30 giorni e l'esecuzione di esami diagnostici delle feci, ma non tutti sanno che è indicato ripetere i trattamenti anche in età adulta con una frequenza quantomeno semestrale e addirittura trimestale per soggetti a maggiore rischio reinfestazione.
Per ottimizzare i risultati è mio consiglio utilizzare prodotti che siano ad ampio spettro di azione nei confronti sia dei vermi tondi (ascaridi, ancilostomi e trichiuridi) che dei vermi piatti (le tenie), che prevedano poche somministrazioni (meglio una sola), e che agevolino la somministrazioni come l'utilizzo di paste orali, compresse piccole ed aromatizzate, o di ampolle spot-on da applicare sulla cute.
Alcune molecole impiegate a tal fine trattano anche la filariosi cardiopolmonare, parassitosi cardiaca trasmessa dalle punture delle zanzare, comune nel Centro-Nord Italia soprattutto in pianura padana dove carnivori selvatici e cani fungono da serbatoio. Per questa malattia non esiste una “vaccinazione”, ma è possibile effettuare una profilassi farmaceutica che miri ad eliminare gli stadi larvali man mano che vengono inoculati, tale profilassi sarà da concordare con il veterinario che valuterà tramite un test ematico la negatività parassitaria dell'animale, onde evitare possibili shock anafilattici.

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Malattie dalle zecche

In continuo aumento sono i casi accertati di malattie trasmesse dalle zecche, ne sono solitamente più colpiti gli animali che cacciano e che viaggiano. Le Regioni italiane a maggior rischio sono il nord del veneto, il friuli, il trentino, la toscana e la puglia; soprattutto le zone boschive, montane, pedemontane e da pascolo.
Le zecche, dopo essere uscite dall'uovo, risalgono i fili d'erba dove restano in attesa del passaggio di un animale resistendo anche per 5 -6 anni senza alimentarsi. Essendo aracnidi, hanno 2 mandibole con cui mordono, e posseggono 6 zampe negli stadi larvali immaturi e 8 in quelli adulti. Le specie più comuni necessitano di 2 o più ospiti per completare il proprio ciclo biologico e quindi dapprima salgono sull'animale per poi cadere al suolo e risalirne su un secondo. Gli accoppiamenti avvengono sull'ospite così come i temuti pasti di sangue con ingrossamento della zecca, produzione di uova e caduta al suolo con la loro disseminazione nell'ambiente. Durante il pasto la zecca rimane ancorata con le mandibole, succhia il sangue e rilascia abbondante saliva. Tramite essa il parassita può veicolare batteri, virus e protozoi causa di infezioni e malattie anche pericolose e mortali quali la Lyme, la Babebiosi, la Herlichiosi e le Rickettsiosi che provocano da subito o anche a distanza di settimane febbre alta, anemie per emorragia , setticemie, epatiti, encefaliti ed artriti.
Negli animali affetti è possibile identificare i patogeni mediante esami del sangue mirati ed attuare una terapia farmacologica in grado di debellare la malattia se presa tempestivamente.
È inoltre doveroso da parte dei proprietari effettuare una profilassi preventiva con prodotti antiparassitari zecchicidi efficaci e, se necessaria, la vaccinazione per la lyme e/o la terapia-profilassi antibiotica.

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Insufficienza cardiaca

Le malattie cardiache del cane e del gatto sono molto comuni, possono comparire già in età pediatrica, se presenti anomalie anatomiche congenite, ma sono più comuni e frequenti quelle che si presentano oltre i 5–7 anni di età. Le cause che determinano queste ultime sono legate all'invecchiamento progressivo dei lembi delle valvole cardiache che si ispessiscono e si sclerotizzano fino alla perdita di elasticità e di tenuta, ciò consegue un reflusso anomalo di sangue dal ventricolo verso l'atrio. La valvola più colpita è la mitrale che ha il compito di impedire che il sangue ritorni dal ventricolo sinistro all'atrio sinistro quando il ventricolo si contrae.
La presenza di queste patologie possono essere diagnosticate durante le visite cliniche veterinarie in cui si nota all'auscultazione del torace un “soffio”, frequenza cardiaca elevata e/o aritmie. L'esecuzione quindi di un elettrocardiogramma e di un'ecocardiografia permettono di valutare la normalità delle fasi di contrazione cardiaca, misurare le camere cardiache, nonchè di valutare in modo dinamico la chiusura o meno delle valvole e di stimare la gravità di un eventuale reflusso. A questo punto è possibile decidere la terapia cardiologica più indicata per il soggetto esaminato.
La diagnosi precoce è fondamentale in quanto, se si attende la comparsa dei segni clinici caratteristici dell'insufficienza cardiaca quali tosse, affaticamento, difficoltà respiratorie, crisi convulsive e svenimenti, il cuore avrà già subito delle gravi alterazioni ed il miglioramento clinico con le terapie appropriate potrà essere limitato e meno duraturo rispetto ad aver iniziato la terapia più tempestivamente.

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Ossa o non ossa?

Dare le ossa a cani e gatti è necessario? Serve a qualcosa? Ci sono ossa che si possono offrire ed altre che vanno evitate?... sembrano tutte domande di facile risposta ma ancora oggi vengono proposte ai veterinari, negozianti ed allevatori.
Secondo le credenze popolari e gli stereotipi, che vedono cane abbinato all'osso ed il gatto alla lisca di pesce, dare ossa ai nostri animali d'affezione servirebbe per integrare il calcio della dieta, aiutare la pulizia dei denti o fornire un gioco-passatempo. In realtà cio' non è assolutamente vero in quanto il calcio contenuto nelle ossa non è nè digeribile né assorbibile a livello intestinale e le fratture dei denti (soprattutto dei canini e dei molari) sono molto frequenti nei rosicchiatori di ossa. Inoltre le ossa lunghe (es. di coniglio, di pollo, le costicine e lo stinco di maiale) si spezzano con la masticazione formando schegge che potrebbero conficcarsi sulla parete dell'esofago, stomaco ed intestino causando dolore ed emorraggie anche gravi, con la conseguente necessità di una correzione spesso di natura chirurgica. Le ossa grandi invece (es. il ginocchio di bue) quando rosicchiate determinano la formazione di granelli di polvere d'ossa con superfici taglienti ed abrasive che una volta ingerite provocano irritazione per strofinamento della parete del tubo digerente con sanguinamenti e comparsa di infezioni batteriche.
Anche se la mortalità dei soggetti non è frequentissima se diagnosticata tempestivamente si pone i nostri amici animali a dei rischi inutili ed a una sofferenza assolutamente evitabile.
Per la pulizia dei denti e come gioco-passatempo esistono in commercio moltissimi prodotti masticabili adatti a questo scopo fatti di materiali digeribili come la pelle di bufalo o l'amido di mais e numerosi dentifrici o gel orali disinfettanti che abbinati all'uso dello spazzolino, come lo è per noi, sono in grado se utilizzati frequentemente di eliminare la placca batterica, rallentare la formazione del tartaro, migliorare l'alitosi e proteggere lo smalto dei denti e le gengive.
Quindi la risposta alle domande iniziali poste non può che essere di NON DARE OSSA AI CANI ED AI GATTI DI NESSUN GENERE se si vuole preservare il loro benessere e la loro salute.

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Obblighi per animali in partenza dall'Italia

Per poter espatriare col proprio cane, gatto e furetto è obbligatorio l'inserimento del microchip, effettuare la vaccinazione antirabbica almeno 30 giorni prima della partenza e farsi rilasciare dal settore veterinario della propria Asl di appartenenza il Passaporto Europeo. In tale documento verrà riportato il numero del microchip dell'animale, le date e le tipologie di vaccinazioni effettuate e, se richiesti dal Paese da visitare anche i trattamenti antiparassitari per le zecche, l'Echinococcosi (parassitosi del fegato e di altri organi) e la titolazione anticorpale per la rabbia. È sempre consigliabile preventivamente informarsi presso gli uffici per il rilascio dei passaporti, le Asl o i Consolati sui dettagli degli obblighi procedurali previsti dalla legge per ciascuna Nazione per non trovarsi poi respinti alla frontiera per mancanza o incompleta documentazione. Se si utilizzano treno, nave o aereo ci si deve inoltre adeguare alle norme richieste per l'ubicazione dell'animale durante il viaggio. Qualora invece ci si sposti con mezzi propri va sempre ricordato di attuare tutte quelle attenzioni per prevenire lo stress da trasporto come il fare soste frequenti, fornire spesso acqua per l'abbeverata, evitare i colpi di calore e, se necessario, effettuare una terapia preventiva per il mal d'auto. Tutte piccole attenzioni che permettono di evitare disagi ai nostri amici e fastidiosi contrattempi a noi.

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Microchip per tutti

Il microchip è un'apparecchiatura delle dimensioni di pochi millimetri che viene alloggiata in una capsula di materiale biocompatibile e quindi applicata sottocute all’animale, per il riconoscimento dello stesso tramite un codice individuale di 15 numeri. L'inserimento viene praticato da veterinari pubblici e da liberi professionisti privati abilitati ed il suo funzionamento è paragonabile a quello dei codici a barre dei prodotti da supermercato, cioè con un apposito lettore ad ultrasuoni è possibile leggerlo.
Questo strumento è ormai in vigore obbligatoriamente per il cane da più di un decennio ed ha sostituito il vecchio tatuaggio rendendo la manualità di identificazione più semplice, meno onerosa, meno fastidiosa per l'animale (non richiedendo l'anestesia e l'uso di aghi e coloranti per la marcatura), e di più sicura durata nel tempo. Ad oggi l'obbligo c'è anche per l'identificazione di gatti e furetti che devono espatriare e su cui si effettua la vaccinazione antirabbica. Per ora l'unica anagrafica pubblica nazionale è limitata al cane ed è gestita dalle regioni, ma da qualche mese è possibile registrare i gatti in un'apposita e dedicata banca dati nazionale privata con gli stessi vantaggi nel poter ritrovare il proprio felino qualora venga perso o rubato.
L'identificazione col microchip ormai viene richiesta da parte di molte agenzie di assicurazioni per stipulare le polize sanitarie e per i danni a terzi ed è indispensabile per iscriversi a concorsi o mostre, per frequentare campi di addestramento e per soggiornare in pensioni. Il costo dell'applicazione che è di soli 16 euro per il cane e di poche decine di euro per il gatto e furetto rende questa prestazione alla portata economica di tutti.
Alla luce di ciò, perchè non farlo?

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Ghiandole paranali

Non tutti sanno che i nostri carnivori domestici presentano due strutture ghiandolari a forma di sacco lateralmente e dorsalmente all'ano. Le hanno sia cane, che gatto, che furetto (spesso in questa specie vengono tolte chirurgicamente in tenera età) e producono un liquido marroncino caratterizzato da un odore molto forte e pungente che serve per la marcatura delle feci ed anche per difesa (gatto, furetto). Solitamente i proprietari ne vengono a conoscenza quando l'animale è in condizione di stress e ne spreme il contenuto all'esterno oppure quando queste ghiandole sono costipate o presentano patologie infettive o tumorali. In questi casi l'animale ha prurito e fastidio alla regione perianale e comincia a leccarsi insistentemente ed a strusciarsi col sedere su pavimenti ed oggetti, causandosi spesso irritazioni e dermatiti. Sarà quindi indispensabile risolvere il problema con una visita veterinaria nella quale verranno controllate e spremute queste ghiandole ed esaminato il contenuto per valutare la necessità di effettuare una terapia medica e/o chirurgica. In caso di frequenti ricomparse della sintomatologia potrebbe inoltre esserci sottostante una causa anatomica che tende a far costipare le ghiandole e che rende necessarie frequenti spremiture da parte di proprietario o veterinario. Nel praticare tale manualità, essendo fastidiosa, è consigliabile svolgerla mettendo la museruola al cane e facendolo contenere da un'altra persona mentre l'altro operatore alzata la coda e preme “a pinza” con la mano guantata (meglio apponendo un pezzo di carta assorbente da cucina) la regione compresa tra l'ano e la base della coda.

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Micosi dei mici

La micosi è un'affezione cutanea molto diffusa nei gatti ed è provocata da Microsporum canis, un fungo che si annida a livello del follicolo del pelo causandone la caduta, e determinando quindi zone senza pelo, spesso arrossate e di forma circolare, sul manto degli animali. L'infestazione è più frequente durante le mezze stagioni (primavera ed autunno) in cui vi sono tassi di umidità ambientale elevati. La micosi è una patologia molto contagiosa che può essere trasmessa ad altri animali e all'uomo sia per contatto diretto che dall’ambiente circostante contaminato dalle spore. Le spore sono molto resistenti e possono sopravvivere per diversi mesi.
Da qui si capisce l'imporatanza in corso di infestazione di trattare non solo i gatti con fungicidi orali e/o con una shampooterapia adatta, ma anche l'ambiente in cui essi vivono utilizzando prodotti chimici e passando frequentemente l'aspirapolvere su moquettes, tappeti, etc..
Esistono alcuni gatti, per lo più randagi e/o affetti da malattie virali, che possono restare portatori sani dopo il contagio disseminare a lungo le spore nell'ambiente e richiedere lunghi cicli di terapia per debellare l'infestazione. Recentemente è stato messo in commercio negli Stati Uniti un vaccino, la cui efficienza però ancora solleva qualche dubbio a livello scientifico.

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Calicivirosi

La calicivirosi è una malattia virale raramente fatale caratterizzata da sintomatologia respiratoria e/o ulcerazioni del cavo orale sia nei gattini che nei gatti adulti. Molti dei gatti infettati possono sviluppare uno stato di cronicizzazione e diventare portatori sani del virus. Nel 1998 è stato isolato un ceppo differente di Calicivirus altamente virulento, che provoca la morte in oltre il 60% dei casi per un grave danno a carico di fegato, polmone e pancreas. I gatti affetti da questa forma sono solitamente adulti conviventi in colonie numerose e presentano gonfiori di arti e muso, dimagramento, perdita di pelo, croste ed ulcerazioni nonchè polmoniti, ittero con o senza versamenti liquidi addominali e/o toracici. Gli individui che riescono a superare l’infezione ed a guarire clinicamente sviluppano gravi forme di gengiviti e stomatiti croniche. La diffusione del virus avviene maggiormente nelle situazioni di stress del gatto portatore attraverso l'ingestione o l'inalazione di escrezioni nasali e fecali.
Per la prevenzione e la limitazione della diffusione della calicivirosi da animale malato ad animale sano è indispensabile ridurre al minimo gli stress del gatto (traslochi, trasporti, ingresso di nuovi animali in casa, permanenze in pensioni per gatti, interventi chirurgici, traumi, gravidanza), ottimizzare l' alimentazione con mangimi di qualità arricchiti con anti-ossidanti ed una buona e frequente igiene della lettiera. Anche se di controversa efficacia, è possibile effettuare una vaccinoprofilassi con un vaccino intranasale reperibile per ora solo presso le farmacie vaticane.

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In caso di vomito

Il vomito è un riflesso neurologico ed un segno clinico frequentemente riscontrato nei piccoli animali. Le cause sono molteplici, semplici o complesse. Il vomito è spesso causato da malattie del tratto gastrointestinale (alimentari, parassitarie, ingestione di farmaci o tossici, gastriti ed enteriti) ma può anche dipendere da patologie a carico di altri organi (quali ad. esempio fegato, pancreas, rene). Il vomito e’ un meccanismo protettivo attuato dall’organismo per rimuovere tossine e altre sostanze pericolose che sono state ingerite. L’atto del vomito si compone di tre fasi: nausea, conati e vomito. La “nausea” e’ spesso accompagnata da anoressia/dissoressia, depressione, sbadigli, tremori muscolari e leccamento delle labbra con aumentata produzione di saliva. I “conati” sono delle contrazioni forzate dei muscoli addominali e del diaframma che determinano lo spostamento dei contenuti gastrici dallo stomaco all’esofago. Il “vomito” e’ l’ultima fase di espulsione del materiale dalla bocca. La presenza di conati e’ utile per la distinzione tra rigurgito, vomito e tosse.
Le conseguenze del vomito eccessivo sono disidratazione, perdita di elettroliti e polmonite ab ingestis. Il veterinario, in base all’anamnesi ed alla visita clinica, per una corretta diagnosi ed una terapia più mirata alla causa che lo provoca, può richiedere l’esame del sangue, delle feci e delle urine, nonchè, quando neccessarie, la radiografia e l'ecografia addominale. Il trattamento sintomatico del vomito consiste nell’eliminazione di eventuali cause scatenanti e nella terapia di supporto attraverso fluidoterapia, antiemetici e gastroprotettori. Per il vomito da disordine alimentare molto utile spesso è il digiuno completo per 12-24 ore e/o la somministrazione di una dieta commerciale intestinale ricca di fibra e di facile digeribilità.

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Incontinenza urinaria

L’incontinenza urinaria consiste nella perdita del controllo volontario della minzione, che avviene quando la pressione all'interno della vescica supera quella di chiusura dello sfintere uretrale. Un cane che soffre di incontinenza urinaria presenta perdita di goccioline di urina quando dorme, quando cammina e quando salta. Solitamente ne sono affetti cani adulti, con una maggiore incidenza nelle femmine di grossa taglia che sono state sterilizzate dopo il primo calore, in quanto gli estrogeni hanno un effetto di trofismo sulla muscolatura dello sfintere uretrale. Quando ne è affetto il cane giovane potrebbe invece trattarsi di un'anomalia congenita, quali l'uretere ectopico e l'ermafroditismo. In ogni caso, prima di allarmarsi, è sempre importante escludere la presenza di uretriti, cistiti, vaginiti o prostatiti, in quanto queste patologie sono molto più frequenti, spesso facili da curare e determinano un'incontinenza urinaria solo temporanea. Fondamentale per la diagnosi diventa quindi, oltre alla visita veterinaria, far effettuare un esame delle urine, utile anche per evidenziare la presenza di calcolosi o per sospettare l'insufficienza renale ed il diabete, sempre più frequenti causa di malattie metaboliche nei soggetti adulti-anziani. Per la cura dell'incontinenza urinaria esiste un'efficace terapia farmacologica e, nei casi refrattari ad essa, la possibilità di rafforzare la tenuta dello sfintere con iniezioni di collagene per via endoscopica.

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Vaccinazioni per coniglietti nani

Per i nostri amici coniglietti è importantissimo effettuare le vaccinazioni per la mixomatosi e la malattia emorragica virale (MEV), due patologie virali molto diffuse in Italia e nel mondo.
La Mixomatosi non è pericolosa per l'uomo, ma altamente contagiosa per i conigli. La si contrae direttamente dall'animale malato o indirettamente tramite le mosche per contatto con le mucose, il morso di acari e zacche o la puntura di zanzare e pulci. Il periodo di incubazione è di 5 – 15 giorni ed è seguito da febbre, abbattimento, perdita di appetito, tipici rigonfiamenti cutanei su testa, orecchie e palpebre ed infiammazione degli organi genitali; frequenti sono anche le complicazioni batteriche che causano congiuntiviti, riniti e broncopolmoniti. Non esiste alcuna possibilità di cura e la morte solitamente sopraggiunge in 5 – 15 giorni. La profilassi vaccinale è l'unica arma in grado di evitare che i nostri coniglietti la contraggano e deve essere iniziata dopo il trentesimo giorno di vita con due richiami a distanza di 20 – 30 giorni, e quindi semestralmente.
La Malattia Emorragica Virale invece ha una incubazione di sole 36 – 72 ore e colpisce il fegato, determinando gravi emorragie e gastroenteriti spesso mortali in pochi giorni. Viene trasmessa con le stesse modalità della mixomatosi e la sua profilassi prevede approcci vaccinali a partire da 45 giorni di vita da richiamare poi semestralmente od annualmente.

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Toxoplasmosi felina

La toxoplasmosi è una patologia parassitaria che colpisce tutti gli animali a sangue caldo, compreso l’uomo, e che può essere contratta prevalentemente con l'ingestione di carni crude infette, nonchè con l'ingestione o l'inalazione di feci feline, trasfusioni di sangue e trapianti d’organo. Il Parassita ha un ciclo complesso nel quale il gatto rappresenta l’ospite definitivo che, dopo la contrazione, dissemina le oocisti con le feci per 3 settimane. Le oocisti persistono nell'ambiente anche per mesi e necessitano di circa 48 ore a temperature almeno di 10 gradi ed alti tassi di umidità per diventare infestanti. La malattia è caratterizzata dalla diffusione del parassita col sangue agli organi interni con comparsa di anoressia, letargia, difficoltà respiratorie, infezioni oculari, aborti, morte improvvisa, febbre continua o intermittente, perdita di peso, ittero, sintomi gastrointestinali e neurologici. In questi casi il sospetto diagnostico può essere confermato con l'utilizzo di test laboratoristici. La profilassi consiste nel ridurre l’incidenza dell’infezione nei gatti alimentandoli con cibi commerciali o con carne previamente congelata e/o ben cotta. Oltre a ciò, per eliminare il rischio di trasmissione del parassita dal gatto all'uomo, soprattutto per le donne incinte, è importante adottare delle buone norme igieniche di base come il lavarsi le mani dopo aver pulito la lettiera e trattare le superfici circostanti ad essa col vapore o disinfettanti adatti.

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Veleni in casa

Molti proprietari di cani e gatti prendono in considerazione il rischio di avvelenamento in ambito domestico solo nel momento in cui avviene il “fattaccio” di ingestione o di contatto accidentale con prodotti nocivi. Pertanto è buona abitudine allontanare dalla portata degli animali e nascondere tutti i detergenti, solventi, vernici, insetticidi, veleni per topi, lumachicidi, nonché l'antigelo per motori, farmaci come l'aspirina e i sedativi. I sintomi clinici che si possono notare in corso di un avvelenamento sono molto vari e vanno dalla depressione ed allo stato comatoso con mucose pallide e temperatura bassa (ad es.: la maggior parte dei veleni per topi e i sedativi) alla salivazione profusa, cecità, pupille contratte e convulsioni simili all'epilessia con temperatura elevata (ad. es.: insetticidi, lumachicidi, antiparassitari, veleni contenenti piombo).
Se avviene il contatto o l'assunzione di questi prodotti bisogna al più presto portare l'animale in una struttura veterinaria per farlo visitare e, laddove sia possibile e consigliabile, far indurre il vomito ed impostare una terapia antiveleno con atidoti. Importante è rendere nota la fonte del veleno e, se in possesso, leggere e portare la confezione del veleno su cui spesso è indicato l'antidoto da utilizzare. Se i tempi si allungano perchè ci si trova nell'impossibilità di effettuare una visita veterinaria, nella certezza dell'avvenuto contatto con il veleno, si possono adottare alcuni accorgimenti per ridurne l'assorbimento: in caso di topicidi, lumachicidi, ingestione di piombini da pesca e di farmaci si può provare ad indurre il vomito facendo bere acqua ossigenata o acqua e sale; in caso di detergenti, solventi, vernici, insetticidi, invece il vomito non va provocato, ma se assunti per contatto (es.: shampoo o collari antiparassitari) l'animale va lavato con acqua e sapone o con shampoo neutro; va misurata la temperatura rettale che se superiore a 39,5° C va abbassata bagnando l'animale o utilizzando dei ghiacci da frigo, e se inferiore ai 38°C va alzata avvolgendolo in coperte e/o scaldandolo con booles di acqua calda.

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